Rimettiamo al centro le persone

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Vediamo accadere cose nuove ed inconsuete che nascono nelle elezioni ma vengono da più lontano. È tempo di svegliarsi dal sonno. I peggiori incubi che avevamo dimenticato sono alle porte.

Pensavamo che le conquiste di democrazia, pace, cooperazione tra i popoli e gli Stati fossero acquisite.

Pensavamo che le conquiste di democrazia, pace stabile, cooperazione tra i popoli e gli Stati fossero definitivamente acquisite. Abbiamo creduto che l`Europa fosse la nostra casa comune per sempre.

Non è così. Bisognerà combattere di nuovo e con nuova passione.

I diritti umani, il patto di cittadinanza fatto di diritti e doveri, le istituzioni, il rispetto delle competenze sono valori non negoziabili, principi che vengono prima di qualsiasi altra discussione politica. Eppure oggi sono in pericolo.

Ma non basta l`accusa, giusta e doverosa, alle forze populiste di fingere di servire ma in realtà di manipolare il popolo. La sfida è ricostruire la fiducia che abbiamo perduto. Partendo dal ricominciare a prestare una attenzione umile e operosa alle voci fievoli delle persone, soffocate e dimenticate dal rumore delle grida.

Di fronte a quanto sta accadendo in Italia e nel mondo intero, è necessaria una svolta culturale dei Democratici. Un cambiamento che non è un giudizio sul passato ma un andare incontro al futuro. Una svolta culturale capace poi di diventare politica incarnata e vissuta.

Ai democratici serve una svolta culturale Il turbocapitalismo è a fine corsa

 

La crisi del capitalismo, che abbiamo sottovalutato per troppo tempo, va guardata in faccia nella sua cruda realtà: la centralità della finanza rispetto all`economia, la riduzione dello spazio pubblico, l`aumento delle diseguaglianze e il blocco della mobilità sociale, l`aumento della precarietà e la flessibilità scaricata sulla vita delle persone, la distruzione dell`ambiente.

Ma non si tratta solo di questione economica. Come sempre accade nei cambi di fase siamo davanti ad una crisi dei valori. È la relazione con l`altro che, in questa prospettiva, é divenuta un peso, un ostacolo alla realizzazione del proprio egoismo. I social network dopo aver annunciato il ritorno della relazione, hanno in realtà finito per erodere la relazione tra soggetti nell`assenza del contatto fisico e visivo. Odio e risentimento che attraversano le nostre democrazie altro non sono che il frutto avvelenato di ciò che si è seminato per decenni.

Così i bisogni dell`uomo si enfatizzano.

Il bisogno di sicurezza fisica si ipertrofizza, le fragilità si estroflettono in paure: paura del diverso, del proprio futuro.

A prevalere è il timore di essere lasciati soli di fronte a un mondo instabile e imperscrutabile. Siamo dunque di fronte alla crisi di un modello culturale e sociale, economico. E in definitiva personale.

Turbo capitalismo e homo oeconomicus sono a fine corsa.

Di fronte alle pretese ormai in frantumi dei decenni passati, ci vorrebbero clausole di salvaguardia per i perdenti.

Se questo é vero, c`è una lezione da imparare: ci siamo abituati a mettere al centro di ogni nostra discussione la dimensione
economica, come se questa fosse l`obiettivo e il senso della vita.

Ma per quanto essenziale questa dimensione da sola non basta a dare senso alla vita personale e alla azione collettiva. Dobbiamo riportare al centro le persone e le comunità. Le loro paure e soprattutto le loro speranze. La via d`uscita non è edulcorare o temperare il liberismo. Bisogna riaffermare con forza che la relazione con gli altri, la loro presenza è una risorsa. Da una epoca di slegatura siamo entrati in una stagione di rilegatura.
ciao
Non si tratta di passare “dall`io al noi” annegando le soggettività. Si tratta piuttosto di affermare il valore generativo e positivo delle relazioni.

Ovunque avvengano: nella famiglia, nell`associazione libera e nella comunità locale.

È di nuovo necessario investire sugli spazi e i beni pubblici come scuole e piazze, sapendo che lo spazio pubblico é la risorsa per la vita di relazione della comunità. E che il primo bene pubblico è la salvaguardia del pianeta.

Non comprendere il valore dei beni comuni e la responsabilità della custodia dello spazio pubblico, significa distruggere valore civile.

Sul piano culturale, si tratta di rimettere in discussione l`idea che la libertà consista nel progressivo abbattimento di ogni legame sociale, perprincipio considerato oppressivo. Liberazione come sradicamento porta solo a frammentazione, disuguaglianza, nuove dipendenze. La libertà o è un progetto comune o non è.

Occorre ripartire dal riconoscimento che la fase storica post-89 – nella quale la sinistra ha. giocato un ruolo importante nel governo dei processi globali – si è ormai chiusa. Il problema non è dunque tornare alla stagione storica precedente.

Ma immaginare una fase nuova, a partire dalla domanda di giustizia, di umanizzazione, di pace, di qualità che, presente (e anzi prevalente) nella nostra società, rimane però latente e senza parola.

Una svolta culturale comunitaria-umanistica, con la sua spinta verso un nuovo futuro, verso un`economia che funzioni per tutti. Cultura alternativa sia alle appartenenze “etniche” proposte dalla nuova destra che all`individualismo senza corpi intermedi dei grillini. Questo è un tempo rischioso. Ma anche straordinario perché può aprire una nuova pagina di futuro.

Non basta moderare il liberismo, va riaffermata la relazione con gli altri come risorsa

 

Gli antidoti al populismo rimangono da un lato l`identità territoriale, l`autonomismo, il radicamento della comunità locale tipica del municipalismo italiano e dall`altro lato la proclamazione a voce alta dei grandi valori dell`Umanesimo e del Rinascimento: la fratellanza, la pace, la bellezza. Certo nelle proposte concrete poi dovremo avere le forza e la capacità per riproporre la centralità del lavoro e l`obiettivo della piena occupazione. Ma non come valore puramente economico.

Ma il lavoro come bellezza del sentirsi utili e parte di progetti comuni. Nella consapevolezza che siamo entrati in una stagione in cui non basterà più il consumo per avere la crescita. E che la crescita non può essere indipendente dalla responsabilità ecologica, nuova emergenza della umanità.

È tempo di svegliarci dal sonno perché i peggiori incubi sono alle porte In pericolo conquiste come democrazia e pace stabile

 

Non c`è più tempo. Se vogliamo giustizia sociale e dignità delle persone dovremo affrontare il tema ambientale con energia e forza nuova. L`economia dipenderà sempre più dai cambiamenti climatici e non si può progettare sviluppo economico senza considerare che la crescita o sarà sostenibile o non sarà.

Quello che è importante preliminarmente è però affinare l`anima e il patrimonio ideale dei Democratici. Quello che è importante in questo passaggio è preservare ad ogni costo l`unità. Se siamo e rimarremo importanti lo saremo perché possiamo tenere insieme l`aspirazione all’uguaglianza e il talento, la compassione e l`intelligenza acuta.

Chi pensa di fare bene dividendo le forze sappia che fa in tal modo un regalo alla più grande e pericolosa ondata di destra mai vista in Europa negli ultimi 80 anni.

Sono certo che procederemo insieme con amicizia e con un senso profondo del nostro compito nella storia. L`unico modo per rimediare alle cose brutte del passato è aggiungere cose belle al futuro.

Ultima modifica: 25 ottobre 2018

One Response to :
Rimettiamo al centro le persone

  1. Maria Grazia ha detto:

    Da fondatrice del PD ed elettrice di centrosinistra da sempre, concordo e sottoscrivo le sue posizioni, fatta eccezione per due punti: il rilievo dell’aspetto ECONOMICO e il tema del LAVORO. Secondo me è il potere smisurato della FINANZA e di “certi” ambienti il vero problema, con tutto ciò che ne consegue sul piano della LEGALITÀ e dell’EQUITÀ. Nella società contemporanea non si può prescindere dall’ECONOMIA, che però va guidata: è questo il compito della Politica in generale e della Politica Economica in particolare. Quanto al tema del LAVORO ritengo sia prioritario perché rappresenta il FABBISOGNO PRIMARIO.
    Sono convinta che questo siano gli ERRORI GRAVI che abbiamo fatto e che stiamo pagando a caro prezzo. Se non partiamo da qui resteremo il partito che siamo diventati, cioè il partito dei lavoratori dipendenti pubblici e dei pensionati con reddito medio, un partito destinato inevitabilmente a ridursi progressivamente per ovvie ragioni demografiche

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